Aosta Pride

Manifesto politico

Da cinquant’anni, il nostro orgoglio

La parola “pride” significa “orgoglio”. Da più di cinquant’anni, questo termine è diventato mezzo di rivendicazioni politiche e della lotta sociale e civile della comunità LGBTQIA+, oltre che una chiara esigenza e pretesa di visibilità e di considerazione per il rispetto dei diritti.

Quest’anno, il 2022, è fondamentale per la storia del movimento LGBTQIA+ italiano, perché cinquant’anni fa, precisamente il 5 aprile 1972, a Sanremo si tenne il primo Pride della storia italiana, come contestazione a un congresso di sessuologia che promulgava le cosiddette “teorie riparative” e patologizzava orientamenti sessuali diversi dell’eterosessualità.

Il movimento LGBTQIA+ si è affermato, inizialmente, come moto insurrezionale, a iniziare da quelli che furono ribattezzati i moti di Stonewall, del giugno-luglio 1969, a New York, in risposta alle vessazioni della polizia. E in Italia il primo movimento organizzato, il F.U.O.R.I., fondato nel 1971, rivendicava, già nel nome, la sua componente sovversiva: l’acronimo, infatti, stava per “Fronte unitario omosessuali rivoluzionari italiani”.

Da allora, da quel 1972 così vicino ma anche così lontano, ogni anno l’Italia si è sempre più riempita di manifestazioni, in occasione del Pride, estendendosi in numerose province e ospitando addirittura, nel 2000, il World Pride a Roma.

Dopo cinquant’anni, questo è il primo anno nel quale anche la città di Aosta vedrà sfilare, tra le strade cittadine, l’orgoglio della comunità LGBTQIA+ non solo della regione ma anche dei territori più o meno vicini; perché l’orgoglio appartiene a tuttə.

Perché un Pride ad Aosta
Foura tceuttə! Fuori tuttə! Tou.te.s dehors!

Non c’è solo un motivo storico, per portare il Pride ad Aosta. C’è la volontà di affermare che anche nella nostra regione la comunità LGBTQIA+ esiste, ha bisogno di rivendicare la sua visibilità e ha l’urgenza di richiedere, con ferma determinazione, alcuni diritti che mancano o sono trascurati. Ecco perché abbiamo scelto questo motto per il primo Pride di Aosta, in patois, in italiano e in francese: perché c’è bisogno di uscire, di raccontarsi, di accogliere e di combattere assieme, tuttə, per i diritti e per contrastare fermamente i tentativi di eroderli e ridurli.

Una necessità ancora più urgente è quella di costruire un ambiente sociale e comunitario accogliente per la comunità LGBTQIA+, perché ancora oggi, nel 2022, risulta sempre complesso fare “coming out”. Si preferisce, spesso, emigrare verso zone più aperte e friendly, ma questo non è sempre possibile, oppure scegliere di vivere segretamente il proprio orientamento o la propria identità di genere, con le prevedibili limitazioni alla piena espressione e alla qualità di vita.

Il Pride di Aosta intende rivolgersi non solo alla comunità LGBTQIA+ valdostana o del resto d’Italia, ma vuole porsi come manifestazione anche di chi non è queer ma condivide le rivendicazioni della comunità e reclama i diritti. Perché i diritti non appartengono mai solo a chi ne beneficia, ma sono di proprietà dell’intera collettività.

Il Pride di Aosta crede fermamente e ribadisce l’importanza dell’intersezionalità, unendo richieste e rivendicazioni di tutte le categorie considerate minoritarie e oppresse, facendo fronte comune e rendendo nostre anche le battaglie altrui, perché nessunə di noi è un’isola e, come sosteneva don Lorenzo Milani, «il problema degli altri è uguale al mio. Uscirne tutti insieme è la politica, uscirne da soli è l’avarizia».

Rivendicazioni politiche

Visibilità
Il primo scopo del Pride è, dunque, quello di restituire visibilità alla comunità LGBTQIA+: visibilità ai nostri corpi, che sono strumento politico, perché testimoniano la nostra esistenza, ma anche alle richieste di diritti che ancora aspettiamo di ottenere. Il Pride combatte l’autocensura, l’annullamento della società, l’invisibilizzazione a cui, molto spesso, ancora oggi, le persone LGBTQIA+ sono condannate. La visibilità deve appartenere a ogni minoranza sessuale e di genere, indifferentemente, rivendicando spazio e rappresentanza a tutte le identità: omosessuali maschi, donne lesbiche, persone bisessuali, persone transgender, quelle intersessuali, persone asessuali, chi ha un’identità di genere o un’espressione di genere non conforme al binarismo, le soggettività queer e quelle poliamorose.

L’obiettivo finale è, inevitabilmente e indiscutibilmente, l’uguaglianza civile e sociale delle categorie marginalizzate, condizione che è ben lontana dall’essere completa, come dimostra il naufragio, in Senato, nell’ottobre 2021, del DDL Zan che, per quanto imperfetto, rappresenta un’urgenza normativa che l’Italia, tra gli ultimi paesi europei, attende da un quarto di secolo.

Sanità
L’Aosta Pride rivendica la costituzione di una sanità che sia attenta alla comunità LGBTQIA+, in particolare alle persone transgender che troppo spesso incontrano ostacoli insormontabili e umilianti nel loro percorso di transizione, a cominciare dai luoghi di cura. Rivendichiamo, inoltre, la messa al bando delle cosiddette “teorie riparative” che ancora troppo vengono utilizzate e mirano a provocare la cancellazione del proprio orientamento sessuale e dell’identità di genere, inibendo le persone e il loro vero essere e chiediamo, invece, una formazione iniziale e continua del personale medico e socio-sanitario in ottica transfemminista. L’Aosta Pride chiede che vengano potenziate le campagne della sanità regionale e i progetti educativi rispetto a una sessualità libera, sicura, responsabile e non solo eteronormata. Auspichiamo che si diffonda l’utilizzo della PrEP (Profilassi pre-esposizione) e , che si renda più facile l’accesso al test per l’HIV, superando anche lo stigma che ancora coinvolge e riguarda le persone sieropositive e che si prevedano test gratuiti anche per tutte le altre infezioni sessualmente trasmissibili, non solo per l’HIV. Tra i nostri obiettivi rientra anche la difesa dell’interruzione volontaria della gravidanza: per questo, contestiamo le pratiche di obiezione di coscienza del personale sanitario e la compromissione, sempre più evidente, del diritto all’aborto.

Lavoro
Recenti studi europei dimostrano come siano frequenti le discriminazioni subite dalle persone LGBTQIA+ sul posto di lavoro. Anche in Italia, le analisi effettuate rilevano che il nostro Paese è uno dei meno tolleranti, in merito alle diversità.

Chiediamo pertanto una revisione del D.Lgs 09 luglio 2003 n. 2016, rispetto alla parità di trattamento per le persone, la tutela dalle discriminazioni nell’accesso all’occupazione,  nei criteri di selezione di assunzione, nel rapporto di lavoro.

Inoltre proponiamo percorsi di aiuto, per ə lavoratorə che decidano di rivelare il proprio orientamento sessuale e contestualmente per le aziende coinvolte nei progetti degli sgravi; e chiediamo di dare la possibilità a lavoratorə pubblicə e privatə di ricorrere all’identità alias, ovvero la possibilità di usare il nome scelto dalla persona trans sui tesserini, negli elenchi e in tutti i documenti interni aventi valore non ufficiale.

Anzianə
Le condizioni che caratterizzano la persona in questa fascia di età sono legate spesso a una progressiva diminuzione della rete sociale, dovuta a perdite amicali e affettive. Tutto questo rende le persone LGBTQIA+ più vulnerabili.

Chiediamo alle istituzioni locali che durante la programmazione relativa ai progetti per l’inserimento sociale, venga posta una attenzione particolare alla popolazione LGBTQIA+ coinvolta.

Scuola
C’è sempre più l’urgenza e il bisogno che la scuola diventi un luogo di incontro e conoscenza della comunità LGBTQIA+ per combattere pregiudizi e preconcetti. In questo, diventa fondamentale che venga istituito un supporto psicologico, preparato e formato dignitosamente, che sia vicino alle persone e che riesca a prevenire forme sempre più diffuse di bullismo e di comportamenti queerfobici. Nelle scuole, inoltre, dovrebbe essere concessa la possibilità di ricorrere alla carriera alias, ovvero la possibilità di modificare il nome anagrafico con quello di elezione, scelto dalla persona trans, nel registro elettronico, negli elenchi e in tutti i documenti interni alla scuola aventi valore non ufficiale. Auspichiamo che si realizzino reali progetti di educazione sessuale, di genere, affettiva, alla prevenzione e al consenso a tutti i livelli formativi che metta al centro conoscenza e ascolto del proprio corpo.

Rappresentanza
La comunità LGBTQIA+ chiede la giusta e necessaria rappresentanza, anche in relazione all’elettorato passivo e attivo. In particolare, la comunità transgender è la più discriminata in questo senso, perché le persone T sono obbligate a fare un indiscriminato coming out recandosi a votare alle urne, quando gli elenchi elettorali continuano a essere divisi per genere e non, come sarebbe opportuno, per ordine alfabetico. Questo porta tante persone transgender a rinunciare a un loro diritto costituzionale. 

Famiglie e matrimonio egualitario
L’Aosta Pride chiede il superamento di visioni prototipiche della famiglia che portano a negare la diversità come valore in sé: serve creare, pertanto, un approccio pluralista, che tenda a facilitare l’accesso ai servizi, a semplificare la burocrazia vessatoria e a conciliare le specifiche esigenze delle famiglie non tradizionali con barriere normative troppo rigide. Di famiglia non ne esiste solo una, quella socialmente riconosciuta e accettata, ma ne esistono di diverse declinazioni, perché la famiglia è amore e progettualità e come tale dovrebbe essere definita. L’esigenza è quella di approvare, al più presto, il matrimonio egualitario, affinché non esistano unioni diversamente riconosciute dallo Stato e la riforma del diritto relativo alle adozioni: è necessario permettere l’adozione piena anche alle coppie dello stesso sesso, le coppie conviventi e le persone single.

Persone transgender e persone gender non conforming
Nel 1982 la legge 164, che consentiva la rettificazione di attribuzione del sesso, era una legge all’avanguardia in tutta Europa. Adesso, è obsoleta e necessita di modifiche. L’Aosta Pride chiede che venga riformata l’attuale norma permettendo la rettifica dell’attribuzione del sesso anche in assenza di un percorso di medicalizzazione, perseguendo con decisione la strada della depatologizzazione delle persone transgender, senza che questo precluda l’accesso gratuito alle cure. L’Aosta Pride, inoltre, condivide le istanze e le rivendicazioni delle persone gender non conforming e auspica la costruzione di contesti più inclusivi, che valorizzino l’autodeterminazione, per noi fondante e fondamentale, e la libertà d’espressione.

Storia della comunità LGBTQIA+ valdostana
Non ci può essere futuro senza conoscere la storia. Ecco perché una delle rivendicazioni dell’Aosta Pride è la necessità della riscoperta della storia LGBTQIA+ della nostra regione, in particolare di quelle persone che con la loro vita hanno contribuito a rendere più consapevole e accogliente anche la Valle d’Aosta, combattendo, magari nella più totale solitudine, una condizione di lontananza e di separazione che per troppo tempo è stata considerata vanto e privilegio.

Battaglie di libertà
L’Aosta Pride ribadisce la vicinanza ad altre battaglie che riguardano la libertà individuale: il fine vita; la dignità, la sicurezza e la libertà di coloro che svolgono sex work; la necessità di normare la “gestazione per altri o altre” o “gravidanza solidale e altruistica” o “gravidanza di sostegno”, fuori dalla mistica della maternità, per evitare di scivolare nelle strumentalizzazioni politiche che vorrebbero addirittura perseguirla come reato universale; le lotte sulle questioni dell’inclusione, della dignità e della sessualità delle persone disabili; la necessità di proteggere le persone LGBTQIA+ all’interno delle carceri che, in accordo al dettato costituzionale, devono avere finalità rieducative della pena e non esclusivamente punitive; l’accoglienza dignitosa e la tutela dei migranti LGBTQIA+; le battaglie ambientali sia per la tutela della biodiversità sia per la riduzione dei gas serra (che stanno causando il riscaldamento globale in atto) in modo da conservare l’equilibrio attuale del nostro pianeta Gaia; la necessità di un disarmo mondiale per garantire una pace stabile e duratura.

Contrasto alla “teoria del gender”
Troppo spesso, anche in contesti di politica rappresentativa e delle istituzioni, si evoca lo spettro della “teoria del gender” per giustificare tentativi di limitazione della libertà e di privazioni di diritti. L’Aosta Pride ribadisce con fermezza che la “teoria del gender” non esiste e non è un tentativo della “lobby LGBTQIA+” di traviare l’infanzia. Esistono, però, gli “studi di genere” che dagli anni ‘70 hanno permesso di svelare il carattere culturale e sociale del genere, di decostruire stereotipi e di contestare le discriminazioni basate su questo. L’Aosta Pride ritiene che sia necessaria una corretta informazione relativamente a tutti questi aspetti e argomenti, per costruire una comunità più inclusiva e sinergica tra le persone LGBTQIA+ e tutte le altre. 

Transfemminismo intersezionale
L’Aosta Pride promuove una cultura di transfemminismo intersezionale e, pertanto, inclusivo. Il patriarcato, con le sue manifestazioni tossiche e virulente, costruisce un sistema di oppressione ramificato che riguarda le donne ma anche la comunità LGBTQIA+. Necessaria è, pertanto, la lotta contro il sistema del patriarcato in ogni sua declinazione e manifestazione, non soltanto da un punto di vista culturale ma anche normativo. Contrastare gli stereotipi di genere è imprescindibile per poter arrivare a sradicare dalla nostra società la violenza e la discriminazione sociale che affondano le proprie radici in una concezione immutabilmente patriarcale.

Antirazzismo e antifascismo
L’Aosta Pride sarà una manifestazione all’insegna dell’antirazzismo e dell’antifascismo, perché non si può costruire una società più inclusiva e accogliente se non si contestano e non si partecipa a sradicare atteggiamenti razzisti e fascisti, che contribuiscono, all’opposto, a creare una società basata sull’odio, sulla discriminazione, sull’emarginazione delle minoranze e delle fragilità.